Gli Ebrei a Torino durante il fascismo

Nedelia aveva appena nove anni quando nel 1938 il governo fascista promulgò le prime leggi razziali per escludere gli italiani ebrei dalla vita pubblica, a partire dalla scuola: «Era settembre e io mi preparavo ad andare in quarta, quando la maestra e il direttore diedero la brutta notizia alla mia famiglia.

Conosciamo la storia e sappiamo che la vita di Nedelia non sarebbe più stata la stessa, i divieti per gli ebrei aumentarono e la famiglia meditò la fuga: «Due miei zii erano già scappati in Colombia. Decidemmo di raggiungerli e la casa si riempì di bauli camuffati da arredo: non fu facile chiuderci le nostre vite dentro, accettare l’ idea di abbandonare tutto per chissà quanto tempo. La partenza era prevista il 21 giugno 1940, ma le cose andarono diversamente».

Finita la guerra Nedelia torna a vivere con la mamma e la sorella nella loro casa di via Giacinto Collegno 45. Di cosa fosse accaduto ai deportati non si sapeva niente, finché non iniziarono a tornare: «Arrivavano a Porta Nuova. Mamma ci andava ogni giorno con la fotografia di papà e con la speranza di trovare qualcuno che l’ avesse conosciuto. Finché il suo volto fu riconosciuto e sapemmo della sua deportazione ad Auschwitz, dove morì nelle camere a gas il giorno stesso del suo arrivo»

Nel 1938, piazza Carlina è occupata dai banconi del mercato. Il luogo è considerato sicuro dalle famiglie ebree, ma smette di esserlo quando la caserma Bergia in piazza Carlina diventa il comando della Guardia Repubblicana. Dal 1938, con l’intensificarsi delle persecuzioni, la comunità si sposta in prossimità della sinagoga, nel ghetto nuovo, a San Salvario.

 

in foto: Nedelia Tedeschi a Sauze D’oulx con i fratelli Costa.

 

 

 

 

 

 

 

 

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