Il castello della Manta ed i misteriosi affreschi della sala “Baronale”

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Molto prima che in Europa si parlasse della creazione di una comunità degli stati, sono state le grandi famiglie nobiliari, a partire dai primi secoli del medioevo, a fondarne le basi, per il tramite dell’arte e della letteratura.

Una storia significativa di quella mescolanza tra Italia e Francia, che appunto non conosceva confini, è quella di Tommaso III di Saluzzo.

Fatto prigioniero da Ludovico d’Acaja, dopo la battaglia di Monasterolo ed incarcerato prima a Savigliano e poi a Torino, nel periodo della reclusione, compone, in francese, un romanzo cavalleresco dal titolo “Le Chevalier Errant”, di cui una copia manoscritta si trova oggi presso la Biblioteca Nazionale di Parigi

L’opera segue i canoni tipici della letteratura cortese e cavalleresca, nel solco della tradizione dei romanzi del Graal, e contiene una successione di incontri e situazioni dal carattere simbolico, che quasi sfiorano l’esoterismo.

Nel 1416, Tommaso III, morendo, lascia il castello della Manta,  misterioso ed affascinante maniero medievale, situato sulle colline in provincia di Cuneo e dal 1984 concesso al FAI, Fondo Ambiente Italiano, in eredità al figliastro Valerano, il figlio amatissimo nato dalla relazione con una popolana.

Valerano opererà per rilanciare le sorti del marchesato in un contesto di più ampio respiro europeo e trasformerà l’antica fortezza in una dimora dal carattere signorile e mondano.

Sarà lui a fare affrescare la sala “Baronale” del maniero, secondo i canoni stilistici del Gotico Internazionale, con gli affreschi raffiguranti i sette eroi e le sette eroine descritti nel Le Chevalier Errant.

Si tratta di una delle più stupefacenti testimonianze della pittura del gotico internazionale.

Sono rappresentati, opera di un autore ancora misterioso, nove eroi e nove eroine dell’antichità.

Gli affreschi contengono un principio esoterico riconducibile al mito dell’Età dell’Oro, era mitica in cui l’aspetto religioso dell’uomo e del divino erano apertamente manifesti e gli uomini stessi erano praticamente dei semidei.

Mirabile ed enigmatica è anche scena della “Fontana della Giovinezza”.

Si vedono vecchi di ogni estrazione sociale immergersi (sul lato sinistro) per emergere poi, di nuovo giovani (sul lato destro dell’affresco).

Il castello è visitabile tutto l’anno, gratuitamente per gli iscritti al FAI.

Per informazioni e prenotazioni:

Castello della Manta

Tel +39 0175 87822

faimanta@fondoambiente.it

info@espereal.com

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Categories: Piemonte

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