Eccoci a Marzameni, nella piazza “Regina Margherita”, l’unica del paese.

La piazza, inaspettatamente ampia per le dimensioni del paese, è chiusa da un lato dalla Chiesa di San Francesco da Paola e, alla sua destra, dall’antico palazzotto che fu residenza dei principi Villadorata

Sugli altri due lati, basse e sobrie casette di cui si apprezzano i gradevoli accostamenti cromatici tra i grandi vasi di piante fiorite e i rampicanti alle pareti; oggi ospitano ristoranti e negozietti che alla sera si illuminano creando nell’insieme un ché di festoso, di raccolto e di accogliente.

Una chiesetta, oggi non più agibile, posta ad angolo retto rispetto al palazzotto, a cui si collega con un ampio arco, chiude l’altro estremo della piazza.

La facciata, dello stesso colore chiaro della pietra di pavimentazione della piazza, ha perso ormai completamente l’originale decoro e oggi mostra vistosamente i segni del tempo.

Guardandola da una certa distanza, appare come ricoperta da una patina uniforme, da una sorta di corrosione che tuttavia non ne cancella il fascino, ma che anzi gli restituisce un’aria di antica aristocrazia decaduta.

 

 

La costruzione è seicentesca, anche se in alcuni cocci rinvenuti nelle fondamenta del palazzotto sono state rinvenute scritte di origine mesopomica, questo fa pensare che la costruzione sia stata costruita su di una preesistente costruzione araba.

Marzameni, luogo ricco di irresistibili fascinazioni, richiama nel nome risonanze arabe ed echi di racconti e di antiche fiabe siciliane. Estrema periferia, ma anche, si avverte, centro di qualcosa.

Luogo indifendibile ma difeso strenuamente nel corso di infinite invasioni.

A fine impero romano, furono i visigoti, che risalivano dall’Africa, a prenderla. Poi fu il turno degli arabi, forse gli ultimi a considerarla non solo terra di conquista da sfruttare, ma come casa propria, investendo nell’agricoltura, nella pesca e trasferendo abilità artigianali fino ad allora sconosciute, come l’arte di calatafare le imbarcazioni, ossia di sigillarle, introducendo nel fasciame stoppe di cotone e catrame, in modo da renderle impermeabili.

La pesca del tonno con i corridoi fatti di reti a mare e le “camere della morte”, le tonnare, sono un altro lascito fondamentale della dominazione araba.

Da ultimo, durante la seconda guerra mondiale, lo sbarco degli alleati sul fianco sud, mentre al nord sbarcavano in Normandia. Anche allora un manipolo di uomini tentò vanamente di difenderla, rispondendo con la contraerea agli attacchi degli arei alleati. Poi arrivò una cannonata, partita da una nave canadese ferma a largo, a spazzarli via. Una targa sulla facciata del palazzotto ne ricorda i nomi.

Vengono in mente i versi di un artista, musicista e poeta, che non lontano da qui è nato e vive e da cui versi traspare qualcosa di quella antica saggezza e sapienza che secoli di devastazioni non hanno potuto cancellare:

“Man manu ca passunu i jonna
Sta frevi mi trasi ‘nda ll’ossa
Ccu tuttu ca fora c’è a guerra
Mi sentu stranizza d’amuri
L’amuri”

 

Franco Battiato

Stranizza d’amuri

 

***

 

Marzameni è stata scelta come location per numerose opere cinematografiche:  da“Kaos” (dei fratelli Taviani) a “Sud” (di Gabriele Salvatores), fino ad alcuni recenti episodi del commissario Montalbano.

 

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Categorie: Heritage Building

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