La Torino di Antonio Gramsci

All’inizio del ‘900 , Torino stava velocemente trasformandosi in una moderna metropoli industriale.

Il traffico delle auto e dei tram, ancora modesto, era tale comunque da spaventare un viaggiatore che provenisse dalla provincia.

 

 

“Provo una specie di ribrezzo a fare delle camminate, dopo che ho corso il rischio di andare sotto a non so quante automobili e tram”.

Scriveva così il giovane Antonio Gramsci nel 1911, appena giunto a Torino, proveniente da Ghilarza, piccolo centro della Sardegna.

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A quel tempo, Torino non è solo la città delle imprese manifatturiere, è anche la capitale della moda, del cinema e di una vivace attività teatrale, a cui lo stesso Gramsci dedicherà grande attenzione.

 

 

 

Le trasformazioni economiche si accompagnavano a profonde trasformazioni sociali, ed una nuova consapevolezza, che si nutriva dei fermenti che provenivano in quel momento particolare dalla Russia, attraversava tutti gli strati sociali, in particolare le classi operaie, che andavano allora formandosi velocemente.

“Nel 1912 e nel 1913, a certe ore del mattino, quando abbandonavamo l’aula e dal cortile uscivamo nei portici avviandoci verso il Po, incontravamo frotte di uomini diversi da noi che seguivano quella strada – racconta Togliatti, allora compagno di studi di Antonio Gramsci – Tutta una folla si dirigeva verso il fiume e i parchi sulle sue rive, dove in quei tempi venivano confinati i comizi dei lavoratori in sciopero o in festa. E li andavamo anche noi, accompagnandoci a questi uomini: sentivamo i loro discorsi; parlavamo con loro, ci interessavamo della loro lotta”.

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I Portici di via Po sono per Gramsci anche il luogo delle lunghe camminate e delle grandi discussioni in compagnia del professor Bartoli, suo docente all’Università. Camminate al termine delle quali si rifugiava, intirizzito ed affamato, nelle sale della biblioteca Nazionale o all’Università, per ritirarsi infine nel suo modestissimo alloggio, privo di riscaldamento”

 

 

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One Reply to “La Torino di Antonio Gramsci”

  1. volendo parlare di Via Po, notiamo che i portici a Sud a differenza di quelli a Nord contiuano anche sopra gli attraversamenti delle vie. Perchè erano la quotidina passeggiata del re, che dopo pranzo andava a vedere il po, e non voleva portarsi l’ombrello

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