Hotel “Dogana Vecchia”

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«è un giovane piccolo, e magro, nervoso all’apparenza, che parla a scatti molto velocemente con un curioso accento»; mentre nel 1800, al tempo del passaggio delle Alpi e della battaglia di Marengo, è «alquanto smunto, e ‘l naso aveva alcun poco inarcato, e l’occhio all’ombra di grave ciglio marcato […] Spirava il suo volto un non so che di grande e severo, e appariva nel contegno suo un ascendente, che pareva lo destinasse a strepitose imprese e a riempire di sua fama il mondo intero».

Sono impressioni di torinesi dopo i loro incontri con Napoleone Bonaparte. Nel 1797, all’epoca della conclusione della sua prima campagna d’Italia.

Alloggia in via Corte d’Appello nel più antico albergo di Torino, l’Hotel Dogana Vecchia, una volta conosciuto come l’Osteria della Dogana Nova.

Nel 1805 è già Imperatore dei Francesi, quando passa per Torino con la moglie Josephine, diretto a Milano a proclamarsi Re d’Italia, «vestito con un semplice abito da colonnello della sua guardia, senza galloni e senza ricami, con piccola spada al fianco e un cattivo cappello sotto il braccio, si rimarcò che egli era in  miglior fisionomia di sanità di quando passò dopo la battaglia di Marengo», mentre la «molto bella» Josephine «ha corti riccioli neri pettinati all’insù, un sorriso dolce, sempre a labbra chiuse, per difendere il segreto di denti troppo cariati. Veste soltanto di bianco e usa un belletto chiaro, per accentuare il tono perlaceo delle sua pelle».

Che fosse destinato a grandi imprese, ce lo dice la Storia. Ciò che non si conosce granchè è quanto quest’uomo abbia influito nel determinare quello che il Piemonte, e Torino in particolare diventeranno.

Cambiò i connotati di una città, costruendo e demolendo (e questo fu un male e un bene), porto un vento di modernità (e questo fu alla lunga più un bene che un male per i destini futuri della Città). Fece tutto in meno di vent’anni!

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Le prime notizie riguardo a questo albergo risalgono esattamente a 300 anni fa, il 1716: a parlarne è il diario del torinese Francesco Ludovico Soleri, che copre un arco di tempo dal 1682 al 1721 e che negli anni Sessanta del ‘900 è stato recuperato e pubblicato dalla ricercatrice storica Dina Rebaudengo. All’epoca l’hotel si chiamava “Osteria della Dogana Nova” e la strada si chiamava via del Senato, nella Contrada dell’Albero Fiorito.

In questo palazzo di inizio Settecento hanno soggiornato molti personaggi illustri della storia: Napoleone Bonaparte con i suoi funzionari (22 giugno 1800), Giuseppe Verdi nelle rare occasioni in cui veniva a Torino per incontrare i Savoia e come deputato del regno d’Italia nel 1861.

L’ospite più famoso di questo hotel è forse Wolfgang Amadeus Mozart. Lo straordinario compositore austriaco compì qui il suo quindicesimo compleanno, il 27 gennaio 1771. Era infatti giunto a Torino, insieme al padre Leopold, il 14 gennaio, proveniente dal successo al teatro Ducale di Milano: da quella città si arrivava alla dogana di Porta Palazzo, prossima alla locanda. Mozart ha soggiornato qui per due settimane, fino al 31 gennaio, un soggiorno nel corso del quale ha assistito alla prima dell’opera “Annibale in Torino” di Paisiello al Teatro Regio.

In questo stesso albergo Giuseppe Benedetto Cottolengo assistette, una notte di settembre 1827, una donna francese povera e in fin di vita, rifiutata dagli ospedali: da qui Cottolengo ebbe l’idea di dar vita alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”.

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Categories: Classic Food

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