Il Ponte di Tiberio

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Chiudi gli occhi e senti ancora il rumore dei passi sul selciato delle calighe romane e gli scarponi dei nazisti in ritirata…..

vista dalla piazza sull’acqua

Era il giugno del 552 quando il generale Bizantino Narsete, diretto a Roma da Aquileia, giunse a Rimini, dove il generale Goto di nome Usdrila, comandante della guarnigione gota di “Ariminium, per sbarrargli il passo, distrusse l’unico ponte che attraversava il Marecchia. Quest’ ultimo non venne totalmente demolito, anche se si dovette attendere più di mille anni per il suo ripristino.

Ed era il 20 settembre del  1944 quando il maresciallo Trageser, incaricato della ritirata tedesca e della demolizione di ogni via di passaggio per gli alleati, decise di risparmiare l’arco e poi anche il ponte, dopo la parziale detonazione delle mine, salvandolo fino a noi.

Opera imponente di architettonica  romana realizzata in pietra d’Istria, a cinque arcate, in stile dorico, rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti; documento importante della sapienza tecnica dei Romani è testimoniato dalle fondamenta dei singoli piloni che non sono disgiunti gli uni dagli altri ma si allargano alla base e poggiano su un funzionale sistema di pali di legno, in modo da assicurare la stabilità più completa. I piloni inoltre sono dotati di speroni frangiflutti, obliqui rispetto all’asse stradale per attenuare l’urto della corrente, assecondandone l’andamento.
Il ponte segna l’inizio delle vie consolari, Emilia e Popilia, dirette al Nord e si trova all’estremità della principale via storica della città (corso d’Augusto).
La via Emilia, tracciata nel 187 a C. dal console Emilio Lepido, collegava Rimini a Piacenza; attraverso la via Popilia, invece, si raggiungeva Ravenna e si proseguiva fino ad Aquileia.

In realtà non è stato progettato ne ideato da Tiberio, il quale però gli ha dato il nome. Pur chiamandosi “di Tiberio” infatti, il ponte fu progettato ed iniziato dal suo predecessore Augusto, lo stesso a cui è intitolato l’Arco. La sua costruzione iniziò nel 14 d.C. sotto il governo di Augusto mentre il termine dei lavori si ebbe nel 21 d.C., sotto il governo di Tiberio. Il ponte non solo venne costruito per attraversare il fiume Marecchia, ma anche per omaggiare gli imperatori, come suggerisce l’iscrizione e il suo disegno architettonico.

La leggenda che vuole che questo ponte sia stato creato dal diavolo, si deve alla presenza di due tacche somiglianti all’impronta di piedi caprini, sulla balaustra posta lato monte. Più verosimilmente invece poteva trattarsi di incavi per fissaggio di carrucole utilizzate per issare materiale dalle barche che arrivavano fin sotto il ponte.

Il Ponte di Tiberio è l’unico ponte cittadino traversante il fiume Marecchia che durante la Seconda guerra mondiale le forze armate tedesche non riuscirono a demolire. Ancora oggi il Ponte è trafficato e viene usato per il passaggio di auto e mezzi pesanti.

Dal 1885 il ponte di Tiberio è diventato monumento nazionale ed è oggi presente sullo stemma della città di Rimini.

Di recente è stata realizzata la nuova piazza sull’acqua che affacciata sull’invaso, che consente una vista da un’altra prospettiva sorpendentemente suggestiva e una passeggiata pedonale raso acqua sul bordo del bacino. Accanto, il nuovo parco  archeologico ‘Le pietre raccontano’ conduce alla scoperta della lunga storia del ponte e offre una terrazza panoramica verso il parco Marecchia.

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